Giocondo Pillonetto

Che mi vuoi dir con quei glifici strani
Folle Natura?
Forse son vane ormai le primavere
Dopo il tripudio dei vent’anni ardenti?
Tra quei grovigli sconvolti
Una bimba che ride che ride.
Vuoi dir che il mondo
Ha qualcosa di buono
Qualche pagliuzza d’oro tra le scorie?
Il sempre il mai tu celi tra quei segni
Tracciati forse
Smarritamente allora ch’io cantava
Senza udire il mio canto – come il vento
L’albero ascolta e non sa di stormire.
Musica strana,
tu mi allucini, e strazi le mie labbra;
come reticolati arrugginiti
mi dilani le fibre e non rispondi.
Né il cuor risponde, né la mente, e l’eco
A le cose d’intorno ripetendo
e mai e sempre accresce il mio mistero.

Piccola scheda biografica

Giocondo Pillonetto nacque a Sernaglia della Battaglia l’8 gennaio 1910.
Rimase orfano di  madre ancora bambino; terzogenito di cinque figli, trascorse gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza a Follina presso i nonni materni. Nei terribili anni della 1^ guerra mondiale rischiò di morire di fame e di tifo come gran parte di civili sotto l’occupazione austro-ungarica.
Il padre farmacista lo avviò agli studi classici: frequentò il ginnasio e il liceo “Canova” di Treviso, dove il preside, l’illustre letterato Augusto Serena, ebbe modo di apprezzare i suoi primi testi poetici. Superò la maturità al liceo “Foscarini” di Venezia. Non continuò gli studi all’Università anzi, proprio nel locale della farmacia paterna, più tardi, aprì un’osteria, frequentata dai paesani, di cui condivideva sofferenze e piccole gioie, e anche da illustri personaggi, richiamati dalla sua sensibilità umana e dalla sua creatività artistica.
Nel ’45, dopo la Liberazione, fu il primo sindaco di Sernaglia e si adoperò, lui “anarchico” e apparentemente individualista ad oltranza, a raccogliere provviste per la popolazione tanto colpita e ad avviare la ricostruzione del paese.
Col sostegno morale di amici come Giovanni Comisso, Diego Valeri, Andrea Zanzotto, Carlo Conte, Toti Dal Monte, Lino Teofilo Gobbato, Gina Roma, che lo apprezzarono fin dall’inizio come poeta e come uomo, promosse le “Feste di fine inverno”, coincidenti con il Carnevale, per salutare i compaesani che, dopo le festività natalizie, riprendevano la valigia e tornavano all’estero per il lavoro che qui mancava.
Negli anni ’50 anche per ispirazione di Pillonetto, fu costituita a Sernaglia la prima Comunità degli Emigranti, associazione spontanea nata per aiutare le famiglie a riportare nella propria terra chi all’estero era caduto sul lavoro.
Implacabile critico di se stesso, scrivendo e rimaneggiando, coglieva con sensibilità acuta i fermenti più vivi della poesia del Novecento, non solo italiana, ma non volle mai pubblicare.
Dopo la sua morte, avvenuta il 30 ottobre 1981, a cura della famiglia e degli amici, uscì, presso le Nuovedizioni Enrico Vallecchi, il volume Penultima fiaba che raccoglie i versi che lui stesso aveva ordinato e predisposto. Nel 2002 Canova Edizioni di Treviso nella collana “Memoranda” (da cui è tratta questa scheda biografica) quella edizione del 1983, ampliata di testi inediti e arricchita delle testimonianze di illustri letterati che avevano segnalato allora il valore dell’opera, è ripresentata al vasto pubblico di vecchi e nuovi lettori,  per soddisfare le richieste espresse dai molti che cercavano il volume ormai da tempo esaurito. La pubblicazione, auspicata e voluta dall’Amministrazione comunale, rientra nel quadro delle attività della Biblioteca a lui intitolata.